l’isola
Per chi ha seguito la vicenda da vicino, è stata peggio di una saga familiare. Novecento di Bertolucci al confronto è niente.
Per farla breve. Io e il Santuomo mesi or sono abbiamo deciso di fare una piccola vacanzina da soli. Ragioni, anno passato lavorativamente molto duro, compleanno della sottoscritta importante, voglia di staccare un po’, desiderio di stare io e lui da soli qualche giorno senza scansare il pongo e le briciole nel letto,  scelta del posto non condizionata dalla presenza di altalene, mezzi menù e facili discese a mare.
Dove vuoi andare? Scegli un posto mi disse lui quasi tre mesi fa, rispondimi senza pensare se sia adatto a lui o no. Un posto dove davvero vuoi andare tu. Dopo andaerianda (perché uno che ti mette davanti a una domanda così mica capita tutti i giorni e tu mica sei lì con la risposta pronta) alla fine la scelta cade sulle isole Eolie. Era tanto che ci volevo andare. Prima dell’Inuit alla fine non c’era stata l’occasione, e dopo l’Inuit non è certo la prima meta che ti viene in mente con un duenne-treenne. Insomma alla fine mi erano sfuggite. Quindi questa mi era sembrata una grande occasione da non sprecare. E così sia. Si prenota l’albergo, si prenota la nonna, si prenota il volo. Figo. Che sogno, non vedo l’ora, che meraviglia, che bello, cinque giorni per noi, sole, mare, grigliate e vino bianco, bagni alle sette di sera con l’aperitivo che non devi pensare a nulla a nulla a nulla.
Se non che. Perché c’è sempre un senonche’. Se non che appunto, a me pochi giorni prima comincia a salirmi un magone, ma un magone, ma un magone. Che mi dico. Ma come cavolo ho fatto a pensare anche solo di farlo? Ma sono scema? Ma sono cretina? Ma sono imbecille? Ma io non ce la faccio a stare cinque giorni, CINQUE GIORNI, senza di lui. Io muoio.
Ma chi aveva il coraggio di dirlo? Il Santuomo aveva già organizzato la sua assenza lavorativa, mia madre già scesa da Milano, la nostra au-pair già avvisata a tempo pieno. Tutto pronto prenotato e pagato. E io che mi dicevo dai è solo paura, è normale, lui starà bene, tu anche, ne hai bisogno e farà bene anche a lui. Eddai eddai eddai.
Va bene dai ce la faccio, il giorno prima prenoto navetta, aliscafo, faccio check in on line. Tutto pronto domani si parte.
Poi succede che quel giorno vado a prendere il piccolo Inuit all’asilo, e succede che scopro che le maestre smemorate (porelle) si sono dimenticate di dirmi che il giorno dopo c’è la lezione aperta di ginnastica (ve li immaginate? A tre anni?) e la festa di chiusura dell’asilo con tanto di consegna dei disegni ai genitori.
MIIIIINCHIIAAA.
Scenata da neuro alle maestre, torno a casa come una furia, e finalmente mi faccio un bel pianto che riassume anche tutta la mia angoscia del doverlo lasciare. Chiamo il Santuomo che invece di dirmi sei pazza non importa ci andrà la nonna, mi dice sposta tutto non si parte. Non ci vorremo mica perdere la lezione aperta di ginnastica dopo un anno che lo sento dire Unoduè Pietrooooofront
D’altra parte se non fosse un po’ matto anche lui non mi avrebbe certo sposata
E così abbiamo fatto. Richiama tutti, sposta albergo, voli, navetta, aliscafo, tutto.
La festa all’asilo è stata deliziosa e quella settimana in più mi è servita per abituarmi all’idea. E’ come quando all’ultimo momento sai di avere un giorno in più prima dell’esame. Ti sembra che quel giorno ti salvi la vita.
E così è stato.
Ieri finalmente siamo arrivati sull’isola. Il paradiso in terra.  Certo siamo a dosi possenti di metadone a botte di foto, guardo tutti i bambini con sguardo che pare che voglia rapirmeli e portarmeli via e chiamo mia madre ogni tre ore per aggiornamenti dell’ultima ora che manco il tcgcom.
Però. Però l’isola è stupenda. Mi godo la terrazza sul mare senza incubi di voli non pindarici, finisco un piatto di pasta prima che sia freddo e mi addormento e mi sveglio esattamente quando voglio.
Mi tuffo nel mare limpido e fresco mi rigenero mi scaldo al sole con i piedi sulla pietra lavica.
E sospiro: ah se lui fosse qui.
MaterEtLabora on giugno 19th 2012 in altrove, piccolo Inuit, santuomo, vacanze




